Eventi

Cavalier d’Arpino. San Sisto prima e dopo. Oggi 3 luglio, a 380 anni dal giorno della morte.
Nell’ambito delle celebrazioni per il 380° Anniversario della Morte del Cavalier d’Arpino, avvenuta a Roma il 3 luglio del 1640, l’Associazione Gottifredo rende omaggio al grande artista, con un evento unico: la presentazione del restauro dell’affresco con il Ritratto di San Sisto I, dipinto nella Sala grande dell’Episcopio di Alatri all’età di 17 anni su invito dell’amico e benefattore Ignazio Danti, a seguito del rinvenimento del corpo del santo patrono della città a fine inverno del 1584.
Una realizzazione dell’Associazione Gottifredo, per il progetto Coworking Gottifredo 2, sostenuto dalla Fondazione Terzo Pilastro Internazionale. In collaborazione con la Diocesi Anagni-Alatri e la Soprintendenza ai beni artistici del Lazio. Mario Ritarossi curatore del progetto, restauratrice Maria Letizia Molinari.
La presentazione avrà luogo sabato 11 luglio alle 21 nei Giardini dell’Episcopio di Alatri. Dalle 16 sarà possibile visitare l’affresco.

Si tratterà di un evento straordinario.
La presentazione del restauro di un affresco, finora poco conosciuto e apprezzato, che si deve alla mano di Giuseppe Cesari, noto a tutti come il Cavalier d’Arpino, interprete di primo ordine dell’arte romana e italiana  dell’ultimo scorcio del Cinquecento.
La manifestazione – alla quale parteciperanno, insieme con la restauratrice Maria Letizia Molinari, gli storici dell’arte Mario Ritarossi e Eugenia Salvadori e il conservatore di Palazzo Chigi in Ariccia Francesco Petrucci, massimo conoscitore dell’arte manierista e barocca – si terrà ad Alatri il prossimo sabato 11 luglio alle 21, nella cornice suggestiva del Giardino dell’Episcopio sul piazzale della maestosa Acropoli, posta al centro della cittadina ciociara.
L’affresco, dipinto nella Sala grande del Vescovado, è stato restaurato nell’ambito di un progetto formativo dell’Associazione Gottifredo  cui hanno partecipato quattro studenti cinesi che frequentano ad Alatri “Io Studio italiano”, un corso di lingua italiana per studenti stranieri istituito dalla stessa Associazione Gottifredo e diretto dall’Università di Cassino.
E’ da iniziative come questa – ha commentato il presidente della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, il Prof. Avv. Emmanuele Emanuele, cui si deve la scelta di sostenere il progetto Coworking Gottifredo, all’interno del quale il restauro è stato realizzato –  che tutti ci auguriamo che il nostro Paese possa trovare nuovo slancio e nuove energie, partendo cioè da operazioni di recupero e valorizzazione del nostro straordinario patrimonio artistico. L’operazione realizzata dall’Associazione Gottifredo si caratterizza, tra l’altro, per l’originalità di uno specifico “workshop” sul restauro delle opere d’arte in grado di unire attività didattiche per giovani restauratori con specifici e concreti interventi su una prestigiosa opera d’arte, che resteranno permanentemente a disposizione di tutti”.
Il restauro ha permesso anche di acquisire nuove conoscenze sull’opera del Cavalier d’Arpino, soprattutto della sua fase giovanile. Le ha illustrate Mario Ritarossi, che ha coordinato il progetto in costante raccordo con la Soprintendenza ai beni artistici del Lazio e l’ufficio diocesano dei beni artistici: “Se si escludono le immagini di Sansone nella Sala vecchia degli Svizzeri e di alcune altre figure della Sala dei Palafrenieri in Vaticano, realizzate a “monocromo” dal Cavalier d’Arpino nel 1583, nonché l’affresco raffigurante la Canonizzazione di San Francesco di Paola dipinto, tra il 1584 e il 1585, nel chiostro della chiesa di Trinità dei Monti, estremamente compromesso dalla perdita di molte parti di intonaco e dai numerosi trattamenti che “hanno reso la superficie dipinta completamente illeggibile”, l’affresco di Alatri, realizzato quasi certamente tra il 1585 e il 1586, è il primo dipinto oggi conosciuto in cui – grazie al recente restauro – sia possibile cogliere, con assoluta precisione, la composita tavolozza cromatica e la straordinaria tecnica esecutiva, oltre al precoce talento, del giovanissimo Giuseppe Cesari.
La riscoperta e il restauro di questo dipinto semisconosciuto – ha concluso il professor Ritarossi – costituisce pertanto un contributo di prim’ordine per la comprensione dell’opera del grande artista, che consentirà certamente agli studiosi di arricchire la conoscenza sulla produzione giovanile del pittore e sulle premesse della sua sorprendente carriera, ancora oggi non del tutto chiarite e precisate.”
Soddisfazione anche da parte del presidente della “Gottifredo”, Tarcisio Tarquini. “Il restauro dell’affresco – ha dichiarato – va di pari passo con il progetto di raccolta, scrittura e rielaborazione delle musiche popolari ciociare, con il corso di “traduzione tattile delle opere d’arte”, con i workshop sull’arte della traduzione e sul violino jazz dedicato al grande Stéphane Grappelli: iniziative che stiamo attuando con il Liceo artistico, il Conservatorio di Frosinone e l’Università di Cassino. Un modello di collaborazione territoriale all’insegna della cultura, della formazione artistica che promuove in modo originale il territorio con le sue istituzioni di alta cultura”.

Giuseppe Cesari detto il Cavalier D'Arpino. San Sisto I, Alatri sala Grande dell'Episcopio, affresco (particolare)

Il 5 giugno e la Grande Bellezza delle Chiese Italiane

Il pergamo cosmatesco della Cattedrale di San Paolo ad Alatri, protagonista della “lunga Notte delle Chiese” dedicata alla celebrazione della Bellezza.
Il pergamo cosmatesco, oggi conservato nella prima cappella di destra della Cattedrale di San Paolo, fu fatto costruire dal vescovo diocesano Giovanni V in occasione della visita ad Alatri di Onorio III nella primavera del 1222.
La memoria dell’anno di costruzione è tramandata da un’iscrizione che nel 1584 il vescovo Ignazio Danti fece apporre sul pulpito dopo che ne eseguì l’intero restauro: Ioannes V episcopus aletrinus suggestum hoc magnificentius construxit Anno Domini MCCXXII et in hanc formam redactum est a frate Egnatio Dante Perusino ordinis praedicatoris episcopo aletrino MDLXXXIIII.
Ai tempi del Danti l’ambone era ancora situato nella sua posizione originaria, in cornu epistolae,ossia nell’intercolumnio che precede il presbiterio, sul lato destro dell’altare maggiore. Nel 1752 fu tuttavia scomposto dal vescovo Giovanni Francesco Cavallini in seguito alla totale ristrutturazione della chiesa e trasportato nell’attuale sede solamente nella seconda metà dell’Ottocento dal vescovo Pietro Saulini.
In base ad una tipologia assai comune nel basso Lazio, il pergamo di Alatri doveva essere costituito da una struttura a cassa rettangolare, sorretta da quattro colonne tortili che, nell’ordine anteriore, poggiavano su una coppia di leoni stilofori, purtroppo perduti.
Malgrado la parziale distruzione del monumento, la sua elegante struttura musiva rivela ancora oggi tutta la raffinatezza degli abili marmorari romani che, grazie al prevalente impiego di tarsìe policrome, imposero per tutto il XII e XIII secolo un vero e proprio stile decorativo, caratterizzato da un’aggiornata interpretazione dell’opus sectile romano, pervasa da un gusto ornamentale e cromatico di origine islamica e bizantina.
Tra i molti frammenti marmorei sopravvissuti, emerge in tutta la sua elegante monumentalità – oltre all’aquila giovannea del prospetto – il grande pluteo trapezoidale su cui è scolpita a bassorilievo l’antichissima iconografia di Giona inghiottito e rigettato dalla pistrìce. Si tratta di una sorta di prefigurazione biblica della morte e della resurrezione di Cristo in cui l’anonimo scultore, isolando nel motivo serpentino delle acque il profeta afferrato dal pesce mostruoso, riesce ad infondere all’intera rappresentazione,con un linearismo tipico di una miniatura, tutto il suo spirito visionario, ispirato da un’allucinata e terribile drammaticità.
di Mario Ritarossi

Il giorno della Grande Bellezza

Una riflessione sulla “Bellezza che rivela l’Invisibile” di Lorenzo Loppa, vescovo di Anagni-Alatri.

La lunga notte delle chiese - video integrale

L’ arte cosmatesca nelle cattedrali di Civita Castellana, Anagni e Alatri.

DAL CENTRO AL CERCHIO - un viaggio controcorrente nell'universo della Commedia

Un convegno e una mostra che raccontano il solitario lavoro critico di Luigi Pietrobono, alla ricerca dei significati più profondi del poema dantesco, nel sessantesimo anniversario della sua morte.

Interventi di:
– Antonio Agostini, Direttore della Biblioteca Comunale di Alatri
– Tarcisio Tarquini, Presidente dell’Associazione Gottifredo

Il Convegno

Il Convegno – Biblioteca Comunale di Alatri (FR) – 27/02/20 
Di seguito i testi degli interventi dei relatori.

Luigi Pietrobono negli archivi dell'Università per gli Stranieri di Perugia - Nicola De Nisco
La Mostra
Approfondimenti...

Informazioni sulla vita di Pietrobono. 
– Foto di Bruno Gatta e Marco Ritarossi
– Immagini di Mario Ritarossi
– Testi di Tarcisio Tarquini

La voce di Luigi Pietrobono

Alcuni Canti della Divina Commedia interpretati da Padre Luigi Pietrobono. 
Clicca sul canto per ascoltarlo.

Luigi Pietrobono - Il ritratto di Mario Ritarossi
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