Il Ritratto di San Sisto I del Cavalier d’Arpino

Il ritratto di San Sisto I del Cavalier d’Arpino nella sala grande dell’Episcopio di Alatri. Nel cartiglio – fino a oggi ritenuto incomprensibile – l’invocazione che la popolazione di Alatri da sempre rivolge al suo Protettore.

di Mario Ritarossi

È attribuito a Giuseppe Cesari, meglio conosciuto come il Cavalier d’Arpino (Arpino 1568 – Roma 1640), il ritratto del pontefice Sisto I affrescato nella sala grande dell’episcopio di Alatri.
Si tratterebbe, secondo la storiografia locale, di un’opera giovanile dell’artista, realizzata durante l’episcopato di Ignazio Danti, subito dopo il rinvenimento del corpo del santo patrono della città, avvenuto nel 1584.
Lo storico Luigi De Persiis riferisce in particolare che “a quel tempo, venne in Alatri il Cav. d’Arpino per visitare l’antico suo benefattore, il Danti” e, in segno di riconoscenza per la benevola protezione del presule, che pochi anni prima nei cantieri vaticani ne aveva notato e addirittura segnalato le capacità al papa Gregorio XIII, dipinse “il busto di s. Sisto con fattezze assai gravi e vigorose, condotto in maniera accuratissima e, a giudizio dei periti, non inferiore alla fama del celebre Cavaliere”.
Tuttavia, pur rimanendo ipotetiche le ragioni e le circostanze che ne hanno originato l’esecuzione, il dipinto mantiene ancora oggi intatta l’impronta di un’accurata progettazione e testimonia una perizia esecutiva non estranea al precoce talento del Cesari, già pienamente in possesso dei modelli
culturali ed estetici dell’esperienza figurativa romana del tardo Cinquecento.
L’affresco, racchiuso all’interno di una cornice ovale, costituisce un esempio emblematico della ritrattistica ecclesiastica, impiegata in quegli anni nelle sontuose decorazioni dei saloni di rappresentanza delle residenze prelatizie.
Al centro s’impone l’effigie del santo, immortalato nelle sembianze di un vegliardo, con la testa leggermente rivolta verso destra rispetto alla frontalità del busto, e ingigantito dagli abiti pontificali che infondono alla figura un aspetto ieratico e solenne.
Particolarmente risoluta appare la tensione psicologica del volto, segnato da un vigoroso sguardo accigliato e da una fluente barba canuta, appositamente modellata per velare la severa espressione della bocca.
Tutt’intorno una cornice trionfale con volute e cartocci, di chiara intonazione classicista, crea un elegante gioco di simmetrie che amplificano l’effetto illusionistico della nicchia da cui emerge il mezzobusto del pontefice.
La decorazione del fastigio è invece affidata, come da tradizione, a due putti alati che, in atteggiamento contrapposto, sorreggono in alto la tiara papale, mentre, più in basso, un apposito cartiglio – fino ad oggi ritenuto incomprensibile – reca in forma abbreviata l’invocazione che la popolazione di Alatri, soprattutto nei momenti di difficoltà, ha da sempre rivolto al suo protettore: S[ANCTE]XISTEO[RA]P[RO]N[OBIS].

Associazione Gottifredo

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