I libri di Angelo Ferracuti, prossimo ospite dell’Associazione Gottifredo, sono essenziali, necessari. Il suo ultimo romanzo, “La metà del cielo” (Mondadori), che racconta di sua moglie Patrizia e della sua morte a quarantadue anni per un cancro indomabile, lo è ancora di più, essenziale, necessario. Lo stesso parlarne o scriverne è difficile. Ogni parola detta o scritta a commento sembra priva di senso, prosciugata di ogni verità, essendo già contenuta tutta la verità possibile nelle tesissime duecento pagine del libro.
Ho sempre ammirato la forte vena civile e sociale di tutti i libri di Ferracuti, anche i più rarefatti, grotteschi, come quelli dell’esordio. Sono rimasto stupito e conquistato dai suoi reportage narrativi, dalla sua capacità di mettere insieme i fatti parlando con le persone e traendo da queste conversazioni lente, pazienti, contenuti e significati che in alcuni casi gli stessi intervistati non sospettavano di possedere dentro il cervello e l’anima.
“Il costo della vita” (Einaudi) l’ho considerato esemplare, proprio guardandolo dal punto di vista del giornalismo “impegnato” che si fa letteratura (come dimenticare il potente racconto che reinventa l’omelia del cardinale Tonini – incontrato anni dopo, ormai immemore del profeta che era stato, eppure ancora lui – per i morti della Mecnavi di Ravenna?).
Adesso “La metà del cielo” è una nuova rivelazione. Questo romanzo famigliare (di una famiglia che si allunga nella “piccola città” e al mondo intero) ha un equilibrio perfetto, una compostezza classica. E come tutti i classici ha una forza catartica che rende inquieti e placa, allo stesso tempo.
Tarcisio Tarquini
Scopriamo Angelo Ferracuti prossimo ospite del Gottifredo
